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IL SACRO FUOCO DEGLI DEI E GLI INTERESSI DELLE LOBBY DEL PETROLIO

Da diversi decenni gli Stati tecnologicamente più avanzati nel mondo hanno stanziato cifre da capogiro per la realizzazione di un sistema energetico pressoché inesauribile, come la fusione fredda in grado di fornire all'umanità una fonte di energia  senza limiti a  costi accessibili per tutti.

La fusione fredda ha costituito pertanto, un impegno anche per l'Italia attraverso esborsi di somme tutto rispetto di pubblico denaro per questo genere di ricerca.

Diversi episodi nel corso degli ultimi decenni hanno fatto sperare che la comunità scientifica avesse finalmente scoperto, anche se in modo difficile e impegnativo, la maniera di realizzare un generatore termico a fusione nucleare fredda, capace di applicazioni industriali ai fini elettro-energetici.

Niente di tutto ciò è avvenuto. Infatti, nel  corso del tempo in cui sono state dedicate menti e risorse non è stato conseguito alcun risultato. Ad ogni riprova di approfondimento dei deboli segnali positivi che talvolta emergevano dai test, la difficile ripetitività  dell’innesco  della reazione aggiungeva dubbi a quelli precedenti e così via. La fusione fredda quindi, non aveva fino adesso dato alcun segno di risposta a tanto impegno dedicato; ma il termine”Fusione fredda”  era rimasto come magicamente appeso a ciò che di più spettacolare sarebbe potuto avvenire se alla fine si fosse trovato il modo di arrivare alla  conclusione di tanto impegno.

Il convegno di Roma: Recentemente si è tenuto a Roma un convegno proprio su questo argomento presso la  elegante Casa dell'Aviatore  che l Aeronautica Militare, come spesso è avvento, ha cortesemente posto  a disposizione del pubblico. Il tema era quello di mettere a punto ciò che di più recente è stato ideato sulla medesima  materia energetica dai  due ricercatori italiani: Andrea Rossi e Sergio Focardi.

Nel corso di questo incontro, durato diverse ore, molti oratori si sono susseguiti per parlare della fusione fredda ma non pochi sono stati quelli che hanno preferito rievocare le ricerche intraprese nel passato. Oltre a ciò non sono mancate, come si dice in senso musicale, “variazioni e virtuosismi sul tema”.

Quando l'argomento è caduto sul  tema vero e proprio e cioè, sull’ ultimo atto della  fusione fredda realizzata da Rossi e Focardi,  qui sono cominciati i così detti dolori di pancia, in quanto non era questo il termine esatto che poteva rappresentare la continuità di ciò che è stato fatto in precedenza.

Chi aveva titolo di chiamare fusione fredda quel genere di esperimento quando di fusione fredda non si trattava? Infatti, gli stessi Rossi e Focardi  comprendendo che il termine infelice di “Fusione fredda”  avrebbe determinato, come in effetti è avvenuto,  una serie di “distinguo”,  hanno ben pensato,  anche se un po’  troppo tardi,   di chiamare il fenomeno energetico scoperto  con  nomi diversi che per non creare confusioni di sorta, vanno da E-cat  a Hyperion e altri ancora.

Nessun profeta in patria: Ma sarà poi sicuro che i più significativi eventi che si verificano, diciamo una o due volte al secolo,  non possano sottrarsi  alla forza del destino? Le vicissitudini di Meucci e quelle di Marconi ad esempio, per quanto riguarda l’ Italia, sembrano riconfermare il noto detto: “Nemo profeta in Patria”.

Se i ricercatori Rossi e Focardi fossero stati stranieri,  probabilmente avrebbero trovato nel nostro Paese  qualche orecchio più attento ad ascoltarli;  ma da bravi italiani,  i nostri “Soloni” della scienza e  della politica non avrebbero potuto snobbarli di meno. I popoli si combattono a vicenda molto spesso soltanto per accaparrarsi posizioni di rendita sui  giacimenti di petrolio e di gas nel mondo,  a costo di  immani catastrofi  e  un numero a non finire di morti.

Senza andare troppo a ritroso nel tempo, tutti ricorderanno la guerra del Golfo, quando Saddam Hussein  assalì il Kuwait e da lì, l'America e l’Europa intervennero a nome del mondo intero e della libertà, annientando  l’Irak  che  aveva osato rompere gli equilibri nel geomercato  del  petrolio. Ma per quale motivo gli Stati industrializzati dell'occidente combattono in oriente in nome e per conto di una pretesa libertà o di democrazia che gli stessi destinatari non riescono neppure a capire?

E’ stato forse per  ragioni umanitarie che le forze dell'Onu hanno  deciso di  riportare la democrazia  in Libia  con migliaia  di incursioni aeree in nome del  popolo sovrano,  facendo ogni giorno  “tabula rasa”  che poi chiamano libertà? Nella vicina Siria, priva per sua fortuna di importanti giacimenti petroliferi, da lungo tempo ormai, pur di fronte ogni giorno  a centinaia di morti per la dura repressione governativa, vige invece il principio internazionale che le questioni interne di uno Stato sovrano devono trovare autonoma soluzione.

E’ il denaro che fa la guerra: Un detto francese recita: “C’est l’argent que fait la guerre!” ma si potrebbe anche aggiungere che il petrolio poi, la mantiene a luogo. Quanti morti, quante generazioni di croci per l'Occidente hanno costellato negli ultimi secoli intero pianeta in  nome della  “libertà” e della “democrazia” per non pronunciare il vero nome dei vari interessi per i quali effettivamente questi uomini hanno combattuto e sono morti. Ma quanta gente allo stato delle cose è disposta a credere in buona fede che sia veramente la democrazia ciò che vogliamo da quel lontano e tormentato oriente?

Veniamo ai nostri giorni quando lo stesso estenuante conflitto in corso in Afganistan ha confermato  terribilmente fino all’ ultimo, il medesimo eufemistico dubbio. Esempi a non finire potrebbero aggiungersi a questo tema poiché in un mondo sempre più piccolo l'energia è diventata il “sacro fuoco degli Dei”. A questo punto soltanto un novello Prometeo lo  potrebbe rubare agli eterni.

Diceva Einstein: “In tutto l’Universo non esiste pasto gratis!”, alludendo al prezzo sottostante che ogni vantaggio esige. Quando i due ricercatori italiani, Rossi e Focardi, annunciavano sommessamente al contesto scientifico nazionale la  scoperta di una fonte di energia senza fine a bassissimo costo, capace di stravolgere i mercati mondiali e la geopolitica degli Stati nei cinque continenti, allora sono iniziate le ostilità per il timore di perdere quella rendita di posizione delle lucrose fonti energetiche da parte dei vari centri di potere contrari ad ogni altra alternativa.

Fusione fredda sì  fusione fredda no: Ma che cosa avviene? Anziché guardare il risultato dell'esperimento che i due ricercatori  avevano mostrato, in Italia si disquisisce sul nome del principio fisico scoperto; principio che osava mettere ancora una volta in discussione quello  ormai consumato con le bocciature  del passato sulla cosiddetta “fusione fredda” che i ricercatori del CNR  di Frascati avevano ipotizzato.

Fusione fredda sì, fusione fredda no; è stato detto che: si trattava  dei soliti prestigiatori e incantatori di serpenti che però, questa volta facevano  uscire dal loro “cappello a cilindro”  il fuoco sacro che Prometeo  rubò agli Dei.

Ma mentre in Italia si cavilla ancora sul sesso degli angeli e cioè sul fatto che la fusione fredda poteva essere effettivamente fredda o se invece si fosse trattato  di una fusione più tiepida (si fa per dire) o di qualche altra, in  Grecia era già iniziata la costruzione del  primo generatore  industriale di  questo tipo; generatore,  capace di fornire una potenza di un milione di watt  attraverso una centrale istallata su poche centinaia di metri quadri di superficie con un investimento  di realizzazione del tutto modesto e con la prospettiva di un costo di esercizio di un centesimo di euro al kilowattora. In Italia per ora se ne pagano trenta.

Mantre in Italia si snobba: Poi si è saputo che anche in America da qualche tempo, la NASA sta sviluppando l'uso industriale di questa scoperta, ipotizzando l'applicazione persino come propellente per le astronavi con disponibilità energetica senza problemi e con pochi limiti. Questo evidentemente aveva creato un conflitto di interessi con gli impegni già assunti in Grecia dai due inventori. Tutto però è già stato risolto, si fa per dire, dalla banca cipriota che finanziava l’iniziativa e che ora, guarda caso, fa sapere di non poter sovvenzionare alcunché, rendendo conseguentemente Rossi e Focardi liberi di rivolgesi altrove.

Ma, intanto, che cosa si sta facendo in Italia oltre che piangerci addosso anche attraverso dotte conferenze per il costo proibitivo dell'energia: dalla benzina al cherosene, dall'energia elettrica al gas?

In piena crisi industriale: Il governo sapeva di questa invenzione del tutto italiana e l’ex Presidente del Consiglio da quanto risulta, ne era a conoscenza già da tempo. Tuttavia il nostro Paese è rimasto a guardare mentre la grande crisi ci attanaglia soprattutto nel settore più critico: quello dell’energia. All’estero al contrario, si coglie l’occasione, s’intraprende, si produce, si realizza e si conclude ciò che il destino sembra invece, impedire all’ Italia  dove vige alto il  principio “Nemo profeta in patria!”

E come fu per la profetessa Cassandra, i due ricercatori non sono stati creduti. Ma a chi si deve l’ostinata latitanza ufficiale italiana in questo strategico settore e chi è (ma non certamente il solo) il  responsabile di questa mancata occasione? …E ci mancherebbe altro! Sarebbe una notizia alla quale non eravamo preparati.

Alberto Zei

 
Corteo nazionale a Roma: mezzi pubblici non garantiti.

Si è svolto oggi 27 gennaio, nella Capitale, la Manifestazione dei sindacati autonomi che prevede lo sciopero generale dei trasporti più il corteo nel centro romano.

La protesta,indetta dall’Orsa e Unione Sindacale di Base  bloccherà la metropolitana e i bus. Sono 31 le linee deviate nella mattinata. Il corteo è partito da Piazza della Repubblica per poi arrivare a San Giovanni. Per evitare gli ingorghi al traffico, è stato consentito l’accesso alle zone del centro.

Inoltre i sindacati FILT – CGIL, FIT- CISL e UILTRASPORTI  hanno avviato  una mobilitazione generale nel settore dei trasporti, chiedendo al Governo un confronto e risposte efficaci, attraverso correzioni alla misure del decreto “Cresci Italia”.

M.P

 
Carabinieri verso lo scioglimento saranno accorpati alla Polizia di Stato

L’Unione europea vuole imporre la smilitarizzazione dell’Arma dei Carabinieri. L’intento è di accorpare la Quarta Forza Armata alla Polizia di Stato. Una decisione che fa già discutere, ma non imminente dal momento che né il Governo né i principali mass media ne hanno ancora parlato.

La fonte da cui proviene la notizia è sicura. Sono stati proprio loro, i Carabinieri, a pubblicarla sul sito www.carabinieri-unione.it.

Ma a questo punto le considerazioni sono d’obbligo. Forse questo accorpamento risponde alla volontà dell’UE di dare vita all’Eurogendfor, una polizia europea. Ma è bene precisare subito una cosa: mentre le Forze di Polizia Nazionali sono sottoposte al controllo degli Stati e dei loro Parlamenti, una forza di Polizia Sovranazionale come l’Eurogendfor è totalmente sciolta dal controllo di organi democraticamente eletti. I suoi poteri, quindi, saranno illimitati?

Di seguito, pubblichiamo di seguito la notizia così come l’hanno data i Carabinieri: “Sembrerebbe una bufala attendibile quanto la profezia dei Maya, invece è vero. L’Arma dei carabinieri in un futuro più o meno prossimo, ma certamente non remoto, è destinata ad un inevitabile scioglimento: Benemerita addio, è solo questione di tempo e di trattative politiche. A molti verrà un groppo in gola, sono già entrati nella storia il gruppo leggendario Crimor, appartenente al Ros, protagonista dell’arresto del capo dei capi, Totò Riina, capitanato da Ultimo, o le investigazioni scientifiche del Ris agli ordini colonnello, ora generale in congedo, Luciano Garofalo, per non parlare del delizioso ‘I racconti del maresciallo’ di Mario Soldati.

Un colpo di spugna sui militari caduti in servizio, ma pure sulla figura paziosa e tranquillizzate del maresciallo comandante della stazione di paese, autorità riconosciuta insieme al sindaco e al farmacista, un pò buon padre di famiglia, un po’ tutore della legge, filosofo e psicologo, che sapeva dosare perfettamente il bastone e la carota. Sono annosi ormai i richiami del ministero dell’Interno in merito alla necessità di una riforma che veda una reale unificazione delle Forze di Polizia con il contestuale passaggio dell’Arma alle dipendenze di tale dicastero. Al contempo, si susseguono le esternazioni in senso contrario del ministro della difesa che giura, invece, che i carabinieri resteranno alla Difesa.

Versione non del tutto inesatta, i carabinieri in quanto tali, sopravviverebbero con un’aliquota destinata a supportare le nostre missioni all’estero con compiti di polizia militare. Secondo la Ue e il ministero dell’Interno la militarità dell’Arma non è quindi vista come necessità di combattere più efficacemente la criminalità, dal momento che il codice di procedura penale stabilisce modalità di intervento uguali per tutte le Forze di Polizia, aggiungendo che non è ammissibile che le stesse forze dell’ordine si occupino di ordine pubblico dipendendo da amministrazioni diverse.

Per arrivare ai colpi bassi, ossia ai dubbi sull’efficienza dell’Arma, voci neanche troppo di corridoio sostengono che con lo scioglimento dell’Arma si spezzerebbe ogni legame con la difesa che, sempre stando a queste voci, in maniera soffocante e per quasi duecento anni, ha condizionato destini, carriere ed efficienza di una forza armata che, nonostante il suo impegno, vede da sempre intere regioni ancora sotto il controllo della criminalità organizzata.

In Europa solo la Francia, con la Gendarmerie Nationale, ha una forza di polizia paragonabile ai nostri carabinieri ma con alcuni tratti distintivi essenziali: il Capo del Corpo è un Direttore civile, i compiti sono nettamente distinti da quelli della Police Nationale per aree territoriali di competenza e per specializzazioni. In Olanda, la Koninklijke Marechaussee, oltre ai compiti di polizia militare ha solo compiti di polizia di frontiera.

In Belgio, la Gendarmerie è stata sciolta ed è confluita nella Police Nationale. In Spagna, la Guardia Civil, un Corpo di polizia a ordinamento militare, ha tuttavia un Direttore civile. Questo è un prezzo da pagare alla globalizzazione, ma un maresciallo di lungo corso con rassegnazione confessa “Siamo disamorati, ma io un’altra divisa che non sia quella dell’Arma, non la indosserò mai”.

Bisogna poi vedere cona ne penserà a riguardo quando richierà di rimanere a secco senza stipendio e senza pensione. E’ comunque difficile immaginare un’Italia senza carabinieri, foss’anche solo per le barzellette. C'è chi dice che dietro tutto questo vi è comunque la mano dei "Generali" e " Colonnelli" che non avendo più possibilità di impiego (sono decisamente troppi) mirano a fare i Questori ed i Prefetti del Paese.    

 
PAOLA ROMANO i progetti dopo Venezia e Genova

Nello studio di Paola Romano a Monterotondo ci concediamo una bella “pausa di mezza estate” per parlare con lei dei suoi prossimi impegni e del mondo nel quale vive. Pittrice e scultrice, Paola Romano, vede ampliarsi e concretizzarsi le proprie capacità di trasformare la materia ed il colore in forme sempre nuove ed affascinanti.

L’attività di questa artista, iniziata da alcuni anni, diventa sempre più protagonista ed il talento tende a diversificarsi con il passare del tempo. Nel 2005, in occasione della mostra personale di Paola Romano, tenutasi presso la Galleria dei Leoni, le opere esposte hanno catturato l’attenzione ed il consenso sia del pubblico che dei collezionisti che dei critici d’arte.

L’artista vanta numerose mostre personali e collettive importanti, molti sono i suoi cataloghi – bellissimi – le sue pubblicazioni e le interviste che ha effettuato per i vari media.Tante opere di Paola Romano si trovano in mostre permanenti presso la Fondazione Magna Carta a Roma e nelle Sale Urbaniane in Vaticano.

A parte la mostra ad Hong Kong la sua instancabile attività la porta a farsi conoscere dal Nord al Sud dell’Italia e Napoli, Tarquinia, Brescia, Palermo, Roma, Viterbo, Catania, Bari ecc… hanno potuto ospitarla per ammirare i dipinti e le sculture esposte. Nel 2009 “ spunta la luna” e con la sua mostra personale “Plenilunio fantastico” inizia una nuova creatività con diverse espressioni artistiche per quella che è oggi definita l’artista delle lune e che continua nella trasformazione della pittura materica-concettuale con concetti ed opere sempre diversi.

Il 2011 la vede alla Biennale di Venezia - 4 giugno, 27 novembre - in rappresentanza dell’Italia, con una installazione di grandi dimensioni raffigurante la luna  che guarda la terra e, al Museo del Mare di Genova, tra il 15 luglio e ed il 21 agosto,  per la personale d’arte contemporanea “Il mare della tranquillità”.

Qui si possono vedere le nuove opere lunari che l’artista ha tinto con colori solari come il rosso e con tinte innovative come il viola.

Quali sono i tuoi progetti?
"Attualmente sto preparando nuove sculture in plexiglass molto particolari: sono luminose ed i colori si possono variare sia per intensità che per tonalità in base ad una gamma predisposta. La tecnica di realizzazione di queste opere è possibile lavorando la materia prima a caldo dando immediatamente la forma voluta. Queste sculture mi sono state ispirate guardando il vento che faceva muovere le vele delle barche quando ero a Genova al Museo del Mare. Così ho pensato di “ fermare il movimento” in una forma a struttura stabile. Ho trovato subito il modo di farlo utilizzando il plexiglass, un materiale che, a caldo, è plasmabile. Io mi auguro che queste mie nuove creazioni incontrino il favore del pubblico e che piacciano agli altri  come piacciono a me.


In merito ai miei progetti mi piacerebbe andare all’estero per portare la mia creatività e l’immagine dell’Italia con me, per far conoscere una parte del mondo italiano artistico attuale. Io penso che noi artisti italiani valga il detto  “nemo profeta in patria” : ci sono infatti molti di noi non valorizzati anche tra i giovani. Ad esempio tanti artisti che escono dalle Accademie, pur essendo bravissimi, non riescono ad avere gli stessi spazi delle persone straniere che ,invece, sono subito ben inseriti nel nostro mercato. Inoltre c’è più interesse per l’aspetto commerciale che per quello artistico e questo si riflette anche nei confronti del pubblico e dei mercanti d’arte, con un conseguente abbattimento del livello della qualità artistica.

Secondo me il mondo dell’arte italiano dovrebbe avere più aiuti istituzionali finalizzati al mantenimento della qualità dell’arte, come avviene all’estero. L’Italia ha il più importante patrimonio artistico – culturale mondiale ma i “ mecenati di oggi” non sono più quelli di un tempo e l’immagine dell’Italia all’estero è valida quando ci si riferisce al nostro passato.


Mi piacerebbe per questo vedere valorizzate le opere italiane contemporanee sia in Europa che nel resto del mondo per mantenere alto il livello della nostra capacità e del nostro mondo culturale artistico. Io mi auguro di poter vedere realizzato questo mio desiderio sia per tutti i validi artisti italiani che per me stessa.

Patrizia Ravagnan

 
Anonymus torna ad attaccare! Obiettivo: il sito del Governo italiano

Anonymous, la misteriosa e celebre sigla dietro la quale si cela una rete informale di hacker di tutto il mondo, torna ad attaccare. Il “blitz” informatico ha avuto per oggetto uno dei siti del governo italiano (www.italia.gov.it), attraverso il quale gli anonymus hanno diffuso un comunicato che, in pochissimo tempo, ha fatto il giro del web.

Nel comunicato criticano duramente il governo Monti: “Il nuovo governo si è presentato con l'aspetto frigido di chi non avendo mai praticato la politica dovrebbe risultare esente dalle tentazioni che noi italiani ben conosciamo. Sventolando parole a lungo agognate quali equità, giustizia sociale e rigore. Ebbene di queste non s'è ancora vista l'ombra, escluso il contegno con cui vi presentate ai media. Sappiate che siete sotto osservazione da più parti e che non basteranno quattro buoni propositi”.

Ma gli hacker non si sono fermati qui. Hanno puntato il dito anche contro i mass media, considerandoli invasivi e accusandoli di un’informazione che non ha fatto altro che rendere gli italiani succubi del potere, condizionare le famiglie, mettendole in disparte di fronte a quelli che sono i problemi e le tematiche d’interesse pubblico.

L’ultima vittima degli hacker è stata l’Agicom, “colpevole” secondo loro di voler introdurre una norma che porti alla cancellazione di tutti quei siti on-line d’informazione che, a detta dell’Autorità Garante per le Comunicazioni, rappresentano una violazione del diritto di autore.

Il tutto potrebbe accadere in tempi rapidi con l’entrata in vigore di una nuova normativa di carattere amministrativo e procedure altrettanto celeri nella loro attuazione. La crisi economica e lo stato di disagio che trapela dentro il nostro paese entra prepotentemente anche dentro il mondo d’internet. Anche il sito web di Casa Pound è stata attaccata da Anonymous mandandolo completamente in “tilt”.

Raffaella Rosa