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Cultura e Spettacoli
PAOLA ROMANO i progetti dopo Venezia e Genova

Nello studio di Paola Romano a Monterotondo ci concediamo una bella “pausa di mezza estate” per parlare con lei dei suoi prossimi impegni e del mondo nel quale vive. Pittrice e scultrice, Paola Romano, vede ampliarsi e concretizzarsi le proprie capacità di trasformare la materia ed il colore in forme sempre nuove ed affascinanti.

L’attività di questa artista, iniziata da alcuni anni, diventa sempre più protagonista ed il talento tende a diversificarsi con il passare del tempo. Nel 2005, in occasione della mostra personale di Paola Romano, tenutasi presso la Galleria dei Leoni, le opere esposte hanno catturato l’attenzione ed il consenso sia del pubblico che dei collezionisti che dei critici d’arte.

L’artista vanta numerose mostre personali e collettive importanti, molti sono i suoi cataloghi – bellissimi – le sue pubblicazioni e le interviste che ha effettuato per i vari media.Tante opere di Paola Romano si trovano in mostre permanenti presso la Fondazione Magna Carta a Roma e nelle Sale Urbaniane in Vaticano.

A parte la mostra ad Hong Kong la sua instancabile attività la porta a farsi conoscere dal Nord al Sud dell’Italia e Napoli, Tarquinia, Brescia, Palermo, Roma, Viterbo, Catania, Bari ecc… hanno potuto ospitarla per ammirare i dipinti e le sculture esposte. Nel 2009 “ spunta la luna” e con la sua mostra personale “Plenilunio fantastico” inizia una nuova creatività con diverse espressioni artistiche per quella che è oggi definita l’artista delle lune e che continua nella trasformazione della pittura materica-concettuale con concetti ed opere sempre diversi.

Il 2011 la vede alla Biennale di Venezia - 4 giugno, 27 novembre - in rappresentanza dell’Italia, con una installazione di grandi dimensioni raffigurante la luna  che guarda la terra e, al Museo del Mare di Genova, tra il 15 luglio e ed il 21 agosto,  per la personale d’arte contemporanea “Il mare della tranquillità”.

Qui si possono vedere le nuove opere lunari che l’artista ha tinto con colori solari come il rosso e con tinte innovative come il viola.

Quali sono i tuoi progetti?
"Attualmente sto preparando nuove sculture in plexiglass molto particolari: sono luminose ed i colori si possono variare sia per intensità che per tonalità in base ad una gamma predisposta. La tecnica di realizzazione di queste opere è possibile lavorando la materia prima a caldo dando immediatamente la forma voluta. Queste sculture mi sono state ispirate guardando il vento che faceva muovere le vele delle barche quando ero a Genova al Museo del Mare. Così ho pensato di “ fermare il movimento” in una forma a struttura stabile. Ho trovato subito il modo di farlo utilizzando il plexiglass, un materiale che, a caldo, è plasmabile. Io mi auguro che queste mie nuove creazioni incontrino il favore del pubblico e che piacciano agli altri  come piacciono a me.


In merito ai miei progetti mi piacerebbe andare all’estero per portare la mia creatività e l’immagine dell’Italia con me, per far conoscere una parte del mondo italiano artistico attuale. Io penso che noi artisti italiani valga il detto  “nemo profeta in patria” : ci sono infatti molti di noi non valorizzati anche tra i giovani. Ad esempio tanti artisti che escono dalle Accademie, pur essendo bravissimi, non riescono ad avere gli stessi spazi delle persone straniere che ,invece, sono subito ben inseriti nel nostro mercato. Inoltre c’è più interesse per l’aspetto commerciale che per quello artistico e questo si riflette anche nei confronti del pubblico e dei mercanti d’arte, con un conseguente abbattimento del livello della qualità artistica.

Secondo me il mondo dell’arte italiano dovrebbe avere più aiuti istituzionali finalizzati al mantenimento della qualità dell’arte, come avviene all’estero. L’Italia ha il più importante patrimonio artistico – culturale mondiale ma i “ mecenati di oggi” non sono più quelli di un tempo e l’immagine dell’Italia all’estero è valida quando ci si riferisce al nostro passato.


Mi piacerebbe per questo vedere valorizzate le opere italiane contemporanee sia in Europa che nel resto del mondo per mantenere alto il livello della nostra capacità e del nostro mondo culturale artistico. Io mi auguro di poter vedere realizzato questo mio desiderio sia per tutti i validi artisti italiani che per me stessa.

Patrizia Ravagnan

 
Carlo Verdone in Cattedra

Carlo Verdone in cattedra all' Accademia dei Lincei a Roma sul tema “VIZI E VIRTU’ DEGLI ITALIANI”


Si è tenuta nei giorni scorsi dalla cattedra romana della prestigiosa dell’Accademia dei Lincei, situata nella Villa Farnesina, sulla riva destra del Tevere, una conferenza dell'attore-regista Carlo Verdone sulla commedia italiana. In effetti, si è trattato della pungente satira di folclore che da circa un trentennio, prima come attore e poi, come attore-regista, ripropone puntualmente alla nostra società attraverso l’incalzare dei cambiamenti dei costumi avvenuti attraverso gli ultimi trent'anni Questi cambiamenti hanno costituito un contrafforte di riferimento culturale per coloro che, come Carlo Verdone, hanno inteso tradurre l'aspetto folcloristico e caratteriale in una satira, talvolta anche feroce, di una parte significativa e rappresentativa della società nel nostro Paese. Il presidente della Accademia, il professor .Lamberto Maffei introduce il tema dell'incontro tra arte e cultura, intagliando sullo stesso Verdone motivazioni di riconoscimento di questi termini per il contributo che per così lungo periodo egli ha saputo dare e soprattutto, mantenere. E’ un percorso storico degli ultimi decenni della vita italiana e delle caratteristiche della società in continuo fermento di fronte al progressivo cambiamento dei costumi, soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino. Il tema è :”Vizi e virtù degli italiani negli ultimi trent'anni“. La sala conferenze è gremita di spettatori, tanto che ne è stata allestita un'altra all'interno della stessa Accademia dove attraverso un maxischermo una gran folla rimane affascinata di fronte alle battute, all’ironia e all’ intrigante modo di raccontare di Carlo Verdone che inizia a trattare l’ argomento.

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Teatro e cultura mediterranei Rappresentazione boccaccesca in un teatro di Roma Teatro e cultura mediterranei Rappresentazione boccaccesca in un teatro di Roma

Si è svolta al Teatro delle Muse di Roma la rappresentazione in  libera prosa teatrale di “Fortuna , beffe e giocosi  amor”, ossia,  di  sei tra le più note novelle  tratte dal Decamerone,   interpretata dalla  compagnia degli attori e attrici  che si sono esibiti davanti  al pubblico romano con il brio e la malizia  che le stesse novelle richiedevano. Forse per eccesso di modestia o per quella naturale insicurezza che difficilmente abbandona chi si cimenta in una recitazione  di episodi del passato, pur reinterpretati in chiave rispondente alle esigenze moderne,  si poteva ben comprendere  come il tutto esaurito della prima serata del sabato, con i molti spettatori lasciati in attesa, fosse dovuto soprattutto al sostegno che famiglie,  parenti e amici o forse gli stessi allievi del Teatro di formazione  Kairos hanno voluto apportare agli attori con la loro presenza, partecipata in modo significativo anche dal miraggio di ben sei fiabe recitate per la  gioia dei bambini. La connessione intellettuale tra l’opera recitata e la percezione della piacevolezza fra narrativa e rappresentazione scenica difficilmente poteva, però, avere  il medesimo  riscontro in un pubblico composto per un terzo di adolescenti  accompagnati da premurosi genitori in trepida attesa che si aprisse il sipario. Chi non  ricorda il  Decamerone, studiato in un periodo in cui fra i banchi delle scuole medie  maliziosamente  si  commentava  ora un passaggio piccante, ora un altro, a prescindere  dalla trama del racconto? Per quanto riguarda la recita  degli attori,  una volta entrati nel vivo dei personaggi rappresentati, non è sembrato che risentissero di alcuna emozione o timore reverenziale. La loro recitazione era infatti,  ben intagliata alle varie  circostanze  con voci fresche e  squillanti, soprattutto quelle femminili: infatti, i personaggi maschili, nella narrazione del  Decamerone, come è noto, sono soltanto tre, quelli femminili,  sette.  La narrazione ai piccoli spettatori, bisogna ammettere che è stata recitata nella più rispondente delle tonalità per una  rappresentazione  fiabesca.  Bene la pantomima che le  fiabe evocavano; bene la recitazione d’insieme;  bene il ritmo vocale accompagnato in sincronia da voci ben  rispondenti alla narrativa. Qualche nota di commento avremmo fatto probabilmente alle risposte dei  genitori  e accompagnatori di così numerosa  partecipazione di bambini sulle  più che probabili domande di questi ultimi ad esempio, sui piedi contrapposti e rovesciati che uscivano dalle movimentate  lenzuola durante  la …..recitazione. Sicuramente la buona interprestazione vocale e la mimica burlesca ha conferito alla  evocazione dell’ epoca una nuova vitalità interpretativa. Anche la spontaneità della sequenza  della recitazione, che non si perdeva in pause di sorta  né in esitazioni,  lasciava  evincere la indubbia capacità di una buona interpretazione artistica, ottenuta nell’ottima scuola  “Kairos”,  per raccordare il copione con l’ improvvisazione là dove poteva esserci qualche incertezza  o dimenticanza.
Forse è questo  l’ aspetto che più di  altri il Dio greco  Kairos rappresentava:            il tempo opportuno per cogliere sempre     l’ occasione.

Alberto Zei

 
Uto Ughi per Roma 2010 27 settembre – 15 ottobre

Sarà dedicato ai giovanissimi il terzo appuntamento della rassegna musicale Uto Ughi per Roma. Venerdì 1° ottobre, infatti, alle ore 11, il Maestro incontrerà più di mille ragazzi delle scuole secondarie e superiori di Roma e provincia presso la Basilica di Santa Sabina all’Aventino.

“Musica classica e giovani: un binomio vincente che passa attraverso la scuola”, ha dichiarato l’assessore all’Istruzione della Provincia di Roma Paola Rita Stella in occasione dell’evento. “La Provincia di Roma – ha continuato - ha da sempre sostenuto questa ed altre iniziative volte ad avvicinare i ragazzi alla musica; investire su di loro è per noi una priorità, perché significa investire sul futuro. La musica classica sta attraversando un momento difficile a causa di tagli ai fondi ma, come dice il Maestro Ughi questa è veicolo di cultura, sensibilità e pace che può cambiare il mondo e noi siamo orgogliosi di poter far arrivare questo messaggio a molti ragazzi”.

Nella stessa prestigiosa location, ma alle 21, si terrà il concerto del Maestro Bruno Aprea, che dirigerà l’Orchestra Giovanile Uto Ughi per Roma e il soprano Susanne Bungaar. Il concerto prevede musiche di F.J.Haydn e L. van Beethoven.

I biglietti per partecipare ai concerti (tutti ad ingresso gratuito, ad eccezione di quello dell’11 ottobre, a cui si accederà solo per invito), sono prenotabili on-line sul sito www.greenticket.it oppure direttamente al botteghino. Per informazioni rivolgersi al numero verde 800. 904. 560

Per informazioni:

Gruppo Meet – ph: 06.3229691

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“COSE TURCHE” NEL FESTIVAL DELLA LETTERATURA DI VIAGGIO

Il mondo, nel corso della civiltà, è stato sempre raccontato attraverso letteratura , geografia , archeologia , filosofia ma anche le arti di cinema , teatro e musica. È il caso dei quattro giorni /evento ( 30 settembre / 3 ottobre ) che si svolge tra il Palazzo delle Esposizioni,Villa Celimontana e il Tempio di Adriano dove, nell’ambito del festival, geografi, folosofi, storici e giornalisti hanno narrato la cultura del viaggio con l’occhio rivolto a levante e al mediterraneo tanto da intitolare una delle mostre “ La grande Venezia “ : terre e genti fino a Istanbul e Alessandria, visibile al Palazzo delle Esposizioni fino al 31 ottobre 2010 . Altrettanto importante la mostra “ Cose turche “ racconti dei viaggiatori italiani tra xvi e xx secolo nel Palazzo Mattei di Villa Celi montana, dove ha sede la Società Geografica Italiana, Presidente il prof. Franco Salvadori. In “Cose turche” molte le penne di insigni viaggiatori di quell’epoca. Si ricordano Edmondo De Amicis e Domenico Sestini . De Amicis, già nel 1886, prima del successo del celeberrimo libro “Cuore” lavorò come inviato di importanti quotidiani e riviste di vario genere dove fissò i suoi ricordi di viaggio tra cui Costantinopoli . Parlava di una città straordinaria , sterminata, superba, sublime. Stando su una delle sue alture si vede sfilare tutta la città; due correnti umane inesauribili si incontrano e si confondono senza posa dal levar del sole al tramonto. Annotava la presenza di eccellenti sartorie dove i sarti confezionavano abiti all’orientale, molto meglio cuciti di un abito alla europea . Una grande città in trasformazione composta da città vecchie che si sfasciavano e da città nuove che stavano sorgendo fino a formare la grande Istanbul di oggi . L’altro osservatore, Domenico Sestini, si sofferma su aspetti poco conosciuti. Nelle “Lettere odeporiche” dove descrive un viaggio per le penisole di Cizico e Nicara, stampato a Livorno nel 1785, descrive la realtà delle produzioni agricole insistendo sulla coltivazione del gelso e la produzione della seta ed invitando i lettori a distruggere alcuni pregiudizi di molte nazioni europee nell’avere una piccola idea della Turchia e credere i turchi incapaci nel saper fare la minima cosa e indicando invece ai lettori la presenza di professionisti in tutte le arti. Notevole il contributo del filosofo Umberto Galimberti , docente universitario, editorialista, che spiega come l’andare, l’errare, il viaggiare rientrino nell’etica del viandante, senza meta e senza punti di riferimento se non occasionali, ma sempre relativi ad una umanità cui la tecnologia, oggi, ha consegnato un futuro imprevedibile. L’etica del viandante che esce dall’abituale per incontrare l’insolito rimane quasi un paradigma dell’uomo contemporaneo. Da non tralasciare il contributo di Guglielmo Pepe della National Geographic Society ma, alla fine dell’ottocento, quando i mezzi di comunicazione di massa erano limitati e si viaggiava con lentezza e con tempi lunghissimi essendo la conoscenza della Terra molto approssimativa oltre che appannaggio delle elite professionali e intellettuali dei militari e dei grandi esploratori; in definitiva signori borghesi e intellettuali amanti dell’avventura, del viaggio e della cultura nel precipuo scopo di divulgare la geografia e raccontare il mondo attraverso reportage pubblicati dai giornali . Questa filosofia del viaggio è diventata via via una modalità dello spirito, una metafora della nostra vita che si rinnova ogni giorno, protesa verso la conoscenza che il viaggiatore vive uscendo da i propri ambiti e confrontandosi con gli altri per un continuo progresso e crescita della intera umanità.

Grazia Maria Apollonio