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Carlo Verdone in Cattedra |
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Carlo Verdone in cattedra all' Accademia dei Lincei a Roma sul tema “VIZI E VIRTU’ DEGLI ITALIANI”
Si è tenuta nei giorni scorsi dalla cattedra romana della prestigiosa dell’Accademia dei Lincei, situata nella Villa Farnesina, sulla riva destra del Tevere, una conferenza dell'attore-regista Carlo Verdone sulla commedia italiana. In effetti, si è trattato della pungente satira di folclore che da circa un trentennio, prima come attore e poi, come attore-regista, ripropone puntualmente alla nostra società attraverso l’incalzare dei cambiamenti dei costumi avvenuti attraverso gli ultimi trent'anni Questi cambiamenti hanno costituito un contrafforte di riferimento culturale per coloro che, come Carlo Verdone, hanno inteso tradurre l'aspetto folcloristico e caratteriale in una satira, talvolta anche feroce, di una parte significativa e rappresentativa della società nel nostro Paese. Il presidente della Accademia, il professor .Lamberto Maffei introduce il tema dell'incontro tra arte e cultura, intagliando sullo stesso Verdone motivazioni di riconoscimento di questi termini per il contributo che per così lungo periodo egli ha saputo dare e soprattutto, mantenere. E’ un percorso storico degli ultimi decenni della vita italiana e delle caratteristiche della società in continuo fermento di fronte al progressivo cambiamento dei costumi, soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino. Il tema è :”Vizi e virtù degli italiani negli ultimi trent'anni“. La sala conferenze è gremita di spettatori, tanto che ne è stata allestita un'altra all'interno della stessa Accademia dove attraverso un maxischermo una gran folla rimane affascinata di fronte alle battute, all’ironia e all’ intrigante modo di raccontare di Carlo Verdone che inizia a trattare l’ argomento.
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Teatro e cultura mediterranei Rappresentazione boccaccesca in un teatro di Roma Teatro e cultura mediterranei Rappresentazione boccaccesca in un teatro di Roma |
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Si è svolta al Teatro delle Muse di Roma la rappresentazione in libera prosa teatrale di “Fortuna , beffe e giocosi amor”, ossia, di sei tra le più note novelle tratte dal Decamerone, interpretata dalla compagnia degli attori e attrici che si sono esibiti davanti al pubblico romano con il brio e la malizia che le stesse novelle richiedevano. Forse per eccesso di modestia o per quella naturale insicurezza che difficilmente abbandona chi si cimenta in una recitazione di episodi del passato, pur reinterpretati in chiave rispondente alle esigenze moderne, si poteva ben comprendere come il tutto esaurito della prima serata del sabato, con i molti spettatori lasciati in attesa, fosse dovuto soprattutto al sostegno che famiglie, parenti e amici o forse gli stessi allievi del Teatro di formazione Kairos hanno voluto apportare agli attori con la loro presenza, partecipata in modo significativo anche dal miraggio di ben sei fiabe recitate per la gioia dei bambini. La connessione intellettuale tra l’opera recitata e la percezione della piacevolezza fra narrativa e rappresentazione scenica difficilmente poteva, però, avere il medesimo riscontro in un pubblico composto per un terzo di adolescenti accompagnati da premurosi genitori in trepida attesa che si aprisse il sipario. Chi non ricorda il Decamerone, studiato in un periodo in cui fra i banchi delle scuole medie maliziosamente si commentava ora un passaggio piccante, ora un altro, a prescindere dalla trama del racconto? Per quanto riguarda la recita degli attori, una volta entrati nel vivo dei personaggi rappresentati, non è sembrato che risentissero di alcuna emozione o timore reverenziale. La loro recitazione era infatti, ben intagliata alle varie circostanze con voci fresche e squillanti, soprattutto quelle femminili: infatti, i personaggi maschili, nella narrazione del Decamerone, come è noto, sono soltanto tre, quelli femminili, sette. La narrazione ai piccoli spettatori, bisogna ammettere che è stata recitata nella più rispondente delle tonalità per una rappresentazione fiabesca. Bene la pantomima che le fiabe evocavano; bene la recitazione d’insieme; bene il ritmo vocale accompagnato in sincronia da voci ben rispondenti alla narrativa. Qualche nota di commento avremmo fatto probabilmente alle risposte dei genitori e accompagnatori di così numerosa partecipazione di bambini sulle più che probabili domande di questi ultimi ad esempio, sui piedi contrapposti e rovesciati che uscivano dalle movimentate lenzuola durante la …..recitazione. Sicuramente la buona interprestazione vocale e la mimica burlesca ha conferito alla evocazione dell’ epoca una nuova vitalità interpretativa. Anche la spontaneità della sequenza della recitazione, che non si perdeva in pause di sorta né in esitazioni, lasciava evincere la indubbia capacità di una buona interpretazione artistica, ottenuta nell’ottima scuola “Kairos”, per raccordare il copione con l’ improvvisazione là dove poteva esserci qualche incertezza o dimenticanza. Forse è questo l’ aspetto che più di altri il Dio greco Kairos rappresentava: il tempo opportuno per cogliere sempre l’ occasione.
Alberto Zei |
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Uto Ughi per Roma 2010 27 settembre – 15 ottobre |
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Sarà dedicato ai giovanissimi il terzo appuntamento della rassegna musicale Uto Ughi per Roma. Venerdì 1° ottobre, infatti, alle ore 11, il Maestro incontrerà più di mille ragazzi delle scuole secondarie e superiori di Roma e provincia presso la Basilica di Santa Sabina all’Aventino.
“Musica classica e giovani: un binomio vincente che passa attraverso la scuola”, ha dichiarato l’assessore all’Istruzione della Provincia di Roma Paola Rita Stella in occasione dell’evento. “La Provincia di Roma – ha continuato - ha da sempre sostenuto questa ed altre iniziative volte ad avvicinare i ragazzi alla musica; investire su di loro è per noi una priorità, perché significa investire sul futuro. La musica classica sta attraversando un momento difficile a causa di tagli ai fondi ma, come dice il Maestro Ughi questa è veicolo di cultura, sensibilità e pace che può cambiare il mondo e noi siamo orgogliosi di poter far arrivare questo messaggio a molti ragazzi”.
Nella stessa prestigiosa location, ma alle 21, si terrà il concerto del Maestro Bruno Aprea, che dirigerà l’Orchestra Giovanile Uto Ughi per Roma e il soprano Susanne Bungaar. Il concerto prevede musiche di F.J.Haydn e L. van Beethoven.
I biglietti per partecipare ai concerti (tutti ad ingresso gratuito, ad eccezione di quello dell’11 ottobre, a cui si accederà solo per invito), sono prenotabili on-line sul sito www.greenticket.it oppure direttamente al botteghino. Per informazioni rivolgersi al numero verde 800. 904. 560
Per informazioni:
Gruppo Meet – ph: 06.3229691
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“COSE TURCHE” NEL FESTIVAL DELLA LETTERATURA DI VIAGGIO |
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Il mondo, nel corso della civiltà, è stato sempre raccontato attraverso letteratura , geografia , archeologia , filosofia ma anche le arti di cinema , teatro e musica. È il caso dei quattro giorni /evento ( 30 settembre / 3 ottobre ) che si svolge tra il Palazzo delle Esposizioni,Villa Celimontana e il Tempio di Adriano dove, nell’ambito del festival, geografi, folosofi, storici e giornalisti hanno narrato la cultura del viaggio con l’occhio rivolto a levante e al mediterraneo tanto da intitolare una delle mostre “ La grande Venezia “ : terre e genti fino a Istanbul e Alessandria, visibile al Palazzo delle Esposizioni fino al 31 ottobre 2010 . Altrettanto importante la mostra “ Cose turche “ racconti dei viaggiatori italiani tra xvi e xx secolo nel Palazzo Mattei di Villa Celi montana, dove ha sede la Società Geografica Italiana, Presidente il prof. Franco Salvadori. In “Cose turche” molte le penne di insigni viaggiatori di quell’epoca. Si ricordano Edmondo De Amicis e Domenico Sestini . De Amicis, già nel 1886, prima del successo del celeberrimo libro “Cuore” lavorò come inviato di importanti quotidiani e riviste di vario genere dove fissò i suoi ricordi di viaggio tra cui Costantinopoli . Parlava di una città straordinaria , sterminata, superba, sublime. Stando su una delle sue alture si vede sfilare tutta la città; due correnti umane inesauribili si incontrano e si confondono senza posa dal levar del sole al tramonto. Annotava la presenza di eccellenti sartorie dove i sarti confezionavano abiti all’orientale, molto meglio cuciti di un abito alla europea . Una grande città in trasformazione composta da città vecchie che si sfasciavano e da città nuove che stavano sorgendo fino a formare la grande Istanbul di oggi . L’altro osservatore, Domenico Sestini, si sofferma su aspetti poco conosciuti. Nelle “Lettere odeporiche” dove descrive un viaggio per le penisole di Cizico e Nicara, stampato a Livorno nel 1785, descrive la realtà delle produzioni agricole insistendo sulla coltivazione del gelso e la produzione della seta ed invitando i lettori a distruggere alcuni pregiudizi di molte nazioni europee nell’avere una piccola idea della Turchia e credere i turchi incapaci nel saper fare la minima cosa e indicando invece ai lettori la presenza di professionisti in tutte le arti. Notevole il contributo del filosofo Umberto Galimberti , docente universitario, editorialista, che spiega come l’andare, l’errare, il viaggiare rientrino nell’etica del viandante, senza meta e senza punti di riferimento se non occasionali, ma sempre relativi ad una umanità cui la tecnologia, oggi, ha consegnato un futuro imprevedibile. L’etica del viandante che esce dall’abituale per incontrare l’insolito rimane quasi un paradigma dell’uomo contemporaneo. Da non tralasciare il contributo di Guglielmo Pepe della National Geographic Society ma, alla fine dell’ottocento, quando i mezzi di comunicazione di massa erano limitati e si viaggiava con lentezza e con tempi lunghissimi essendo la conoscenza della Terra molto approssimativa oltre che appannaggio delle elite professionali e intellettuali dei militari e dei grandi esploratori; in definitiva signori borghesi e intellettuali amanti dell’avventura, del viaggio e della cultura nel precipuo scopo di divulgare la geografia e raccontare il mondo attraverso reportage pubblicati dai giornali . Questa filosofia del viaggio è diventata via via una modalità dello spirito, una metafora della nostra vita che si rinnova ogni giorno, protesa verso la conoscenza che il viaggiatore vive uscendo da i propri ambiti e confrontandosi con gli altri per un continuo progresso e crescita della intera umanità.
Grazia Maria Apollonio |
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